La
sfida contro l’Udinese chiude il girone d’andata ma lascia in sospeso una
parentesi nera aperta dopo il colpaccio torinese, quasi fosse un’equazione in
cui i conti maledettamente non tornano.
Basterebbe vedere il ruolino di marcia nelle ultime 8 giornate per beccarsi una bella insufficienza: 8 punti su 24, peggio solo di Pescara (6), Siena (5), Atalanta (7), Cagliari (2) e Palermo (7), con le ultime tre nostre avversarie nel periodo in questione.
Il solo pensiero di paragonare questa fase della stagione con quella subito precedente (21 punti sui 21 disponibili, 3 vittorie su 3 in Europa League), mette i brividi e fa pensare al peggio. Dalla promozione alla bocciatura in un solo trimestre. Roba da convocare in fretta e furia i genitori.
Ma davvero, numeri o non numeri, c’è questa differenza abissale fra il pre e il post Juve?
Analizzando i dati nudi e crudi la risposta è nì.
E allora come spiegare questo crollo, perché di vera caduta stiamo parlando (la Lazio, per dirne una, ci ha rosicchiato 12 punti), di risultati?
Dal pc di casa e usando tutta l’obiettività possibile, si possono trarre un paio di conclusioni.
La logica del discorso vuole che si parta dai numeri e qui la fase 1 e la fase 2 (d’ora in poi f1 e f2) non sono tanto distanti.
Vediamo nel dettaglio
Basterebbe vedere il ruolino di marcia nelle ultime 8 giornate per beccarsi una bella insufficienza: 8 punti su 24, peggio solo di Pescara (6), Siena (5), Atalanta (7), Cagliari (2) e Palermo (7), con le ultime tre nostre avversarie nel periodo in questione.
Il solo pensiero di paragonare questa fase della stagione con quella subito precedente (21 punti sui 21 disponibili, 3 vittorie su 3 in Europa League), mette i brividi e fa pensare al peggio. Dalla promozione alla bocciatura in un solo trimestre. Roba da convocare in fretta e furia i genitori.
Ma davvero, numeri o non numeri, c’è questa differenza abissale fra il pre e il post Juve?
Analizzando i dati nudi e crudi la risposta è nì.
E allora come spiegare questo crollo, perché di vera caduta stiamo parlando (la Lazio, per dirne una, ci ha rosicchiato 12 punti), di risultati?
Dal pc di casa e usando tutta l’obiettività possibile, si possono trarre un paio di conclusioni.
La logica del discorso vuole che si parta dai numeri e qui la fase 1 e la fase 2 (d’ora in poi f1 e f2) non sono tanto distanti.
Vediamo nel dettaglio
-
numero di tiri verso la specchio della porta: 38 in f1, 33 (37 con l’Udinese)
in f2;
- numero di tiri subiti: 31 in f1, 30 (36 con l’Udinese) in f2;
- alternanza di schemi di partenza piuttosto bilanciata, con il 3-4-1-2, visto in Friuli come assetto più utilizzato;
- lo stesso dicasi il rapporto fra palle giocate, passaggi effettuati e pericolosità, con la sola e sostanziale differenza che in f2 siamo stati meno cinici e poco lucidi sotto porta e dietro;
- numero di tiri subiti: 31 in f1, 30 (36 con l’Udinese) in f2;
- alternanza di schemi di partenza piuttosto bilanciata, con il 3-4-1-2, visto in Friuli come assetto più utilizzato;
- lo stesso dicasi il rapporto fra palle giocate, passaggi effettuati e pericolosità, con la sola e sostanziale differenza che in f2 siamo stati meno cinici e poco lucidi sotto porta e dietro;
A
scavare il solco sono stati, in termini statistici, 4 fattori:
-
l’efficacia dei nostri avanti (16 a 8 in favore di f1, per di più con una
partita in meno);
- una difesa più perforabile (6 in f1, 9, senza contare le tre pere prese dalla squadra di Guidolin, in f2)
- infortuni e squalifiche che non hanno dato continuità soprattutto nel reparto arretrato dove il trio Ranocchia-Samuel-Juan Jesus, 6 su 7 in f1, è stato ricomposto solo 3 volte nelle 8 partite di f2;
- la qualità dei passaggi (in f2 la maggior parte dei palloni sono finiti nei piedi di Gargano, attualmente al primo posto per passaggi in zona offensiva davanti Cassano e Cambiasso, ovvero i migliori in f1 in questa particolare classifica),
ai quali vanno aggiunti per onestà intellettuale gli errori arbitrali e, anche se non sono disponibili tabelle sui chilometri percorsi, un calo fisico evidente.
E proprio da quest’ultimo punto potrebbe partire un discorso che prova a dare veridicità ai numeri riportati sopra e ad altri fin qui tralasciati.
Quindi calo fisico o sarebbe più corretto dire freschezza atletica, reattività.
Partiamo da un presupposto: col tridente puro abbiamo vinto solo contro la Sampdoria (a Torino la partita ha avuto la sua svolta decisiva con l’ingresso di Guarin), anche se è innegabile che in determinate situazione il loro lavoro, con e senza palla, sia stata utile alla causa.
Ergo, Cassano-Milito-Palacio non li possiamo sostenere per caratteristiche tecniche, carta anagrafica e tipologia di centrocampisti a disposizione. Probabilmente non potremmo farlo nemmeno con tre Gargano.
Questione di equilibrio che Stramaccioni ha trovato con una difesa a tre, due cursori di cui uno più guardingo (più per mancanza di alternative che per altro) e due centrocampisti tutto fuorché palleggiatori (anche questa una scelta obbligata).
Restano tre uomini offensivi, quelli di cui il tecnico romano ha additato come una delle sue idee calcistiche, per completare l’undici base.
Dando per scontato che Cassano e Milito siano (diventati), per ragioni diverse, imprescindibili con l’esclusione forzata di Sneijder, per chiudere il cerchio del nostro 3-5-2 non ci restava che optare per una soluzione ibridata.
Infatti, non potendo disporre di un distributore di gioco capace di servire sulla corsa gli esterni e aumentare la nostra forza d’attacco, tanto meno di un box-to-box per colmare questa lacuna, dal mazzo potevano uscire soltanto un centrocampista offensivo o un altro intenditore.
I nomi chiamati in causa sono quelli di Coutinho, Alvarez, Guarin, Mudingayi ed Obi e tutti, eccezion fatta per il colombiano che pure ha avuto un’involuzione nel periodo più florido per i colori nerazzurri, hanno reso al di sotto delle aspettative.
Da qui nasce anche il rischioso tridente pesante e il gioco sull’avversario (che è anche una delle prerogative di Stramaccioni).
Nella famosa f1, tabelle alla mano, il nostro gioco è passato per lo più dai piedi di Cassano che, volente o nolente, è diventato il cervello della squadra.
Come una reazione a catena gli altri si sono mossi di conseguenza. Nagatomo e Cambiasso, i due più brillanti fino a metà novembre, usavano Fantantonio come trampolino di lancio e Gargano, con i polmoni carichi di fiato, metteva una pezza lì dove occorreva, coadiuvato da una retroguardia dai meccanismi quasi perfetti.
A mancare è lo sbocco sulla destra (20-25% come zona di densità) mentre il ruolo di raccordo fra i reparti è stato coperto da Coutinho, Palacio o Milito in ripiegamento e Guarin.
Ovviamente con distanze più brevi, abbiamo corso meno a vuoto e portato più gente verso l’area nemica.
Che riportato in numeri fa:
- una difesa più perforabile (6 in f1, 9, senza contare le tre pere prese dalla squadra di Guidolin, in f2)
- infortuni e squalifiche che non hanno dato continuità soprattutto nel reparto arretrato dove il trio Ranocchia-Samuel-Juan Jesus, 6 su 7 in f1, è stato ricomposto solo 3 volte nelle 8 partite di f2;
- la qualità dei passaggi (in f2 la maggior parte dei palloni sono finiti nei piedi di Gargano, attualmente al primo posto per passaggi in zona offensiva davanti Cassano e Cambiasso, ovvero i migliori in f1 in questa particolare classifica),
ai quali vanno aggiunti per onestà intellettuale gli errori arbitrali e, anche se non sono disponibili tabelle sui chilometri percorsi, un calo fisico evidente.
E proprio da quest’ultimo punto potrebbe partire un discorso che prova a dare veridicità ai numeri riportati sopra e ad altri fin qui tralasciati.
Quindi calo fisico o sarebbe più corretto dire freschezza atletica, reattività.
Partiamo da un presupposto: col tridente puro abbiamo vinto solo contro la Sampdoria (a Torino la partita ha avuto la sua svolta decisiva con l’ingresso di Guarin), anche se è innegabile che in determinate situazione il loro lavoro, con e senza palla, sia stata utile alla causa.
Ergo, Cassano-Milito-Palacio non li possiamo sostenere per caratteristiche tecniche, carta anagrafica e tipologia di centrocampisti a disposizione. Probabilmente non potremmo farlo nemmeno con tre Gargano.
Questione di equilibrio che Stramaccioni ha trovato con una difesa a tre, due cursori di cui uno più guardingo (più per mancanza di alternative che per altro) e due centrocampisti tutto fuorché palleggiatori (anche questa una scelta obbligata).
Restano tre uomini offensivi, quelli di cui il tecnico romano ha additato come una delle sue idee calcistiche, per completare l’undici base.
Dando per scontato che Cassano e Milito siano (diventati), per ragioni diverse, imprescindibili con l’esclusione forzata di Sneijder, per chiudere il cerchio del nostro 3-5-2 non ci restava che optare per una soluzione ibridata.
Infatti, non potendo disporre di un distributore di gioco capace di servire sulla corsa gli esterni e aumentare la nostra forza d’attacco, tanto meno di un box-to-box per colmare questa lacuna, dal mazzo potevano uscire soltanto un centrocampista offensivo o un altro intenditore.
I nomi chiamati in causa sono quelli di Coutinho, Alvarez, Guarin, Mudingayi ed Obi e tutti, eccezion fatta per il colombiano che pure ha avuto un’involuzione nel periodo più florido per i colori nerazzurri, hanno reso al di sotto delle aspettative.
Da qui nasce anche il rischioso tridente pesante e il gioco sull’avversario (che è anche una delle prerogative di Stramaccioni).
Nella famosa f1, tabelle alla mano, il nostro gioco è passato per lo più dai piedi di Cassano che, volente o nolente, è diventato il cervello della squadra.
Come una reazione a catena gli altri si sono mossi di conseguenza. Nagatomo e Cambiasso, i due più brillanti fino a metà novembre, usavano Fantantonio come trampolino di lancio e Gargano, con i polmoni carichi di fiato, metteva una pezza lì dove occorreva, coadiuvato da una retroguardia dai meccanismi quasi perfetti.
A mancare è lo sbocco sulla destra (20-25% come zona di densità) mentre il ruolo di raccordo fra i reparti è stato coperto da Coutinho, Palacio o Milito in ripiegamento e Guarin.
Ovviamente con distanze più brevi, abbiamo corso meno a vuoto e portato più gente verso l’area nemica.
Che riportato in numeri fa:
Tiri
21 Milito
8 Palacio
6 Guarin
4 Cambiasso
3 Cassano e Coutinho
2 Ranocchia, Pereira e Nagatomo
Reti
5 Milito (3 rigori)
3 Cassano e Palacio
1 Ranocchia, Pereira, Cambiasso e Guarin
Assist
3 Cambiasso
2 Cassano e Palacio
1 Ranocchia, Nagatomo e Gargano
In fase 2 le cose sono andate ben diversamente.
Coutinho, complice una frattura alla tibia, è sparito dai radar, Alvarez, Mudingayi e Obi, così come in f1, non vi sono nemmeno entrati. L’unico sopravvissuto è stato Guarin, non a caso l’uomo più in condizione nell’ ultimo bimestre.
A partire proprio dal colombiano, bloccato 2 volte dal giudice sportivo, sono rimasti ai box Ranocchia (2 turni di cui uno ancora da scontare), Gargano (1 turno), Cassano (2 turni) e Samuel (1 turno), più gli stop da infortunio (Ranocchia e Samuel contro l’Atalanta, Nagatomo e Milito nell’ultima giornata disputata, le ricadute di Alvarez e Chivu).
Messo in conto le assenze e una fisiologica pausa, il resto viene da sé.
Circolazione di palla più lenta e macchinosa (zona di densità maggiore quella intorno a Gargano), distanze fra i reparti eccessive e conseguente dispendio di energie.
In numeri, senza la trasferta friulana:
21 Milito
8 Palacio
6 Guarin
4 Cambiasso
3 Cassano e Coutinho
2 Ranocchia, Pereira e Nagatomo
Reti
5 Milito (3 rigori)
3 Cassano e Palacio
1 Ranocchia, Pereira, Cambiasso e Guarin
Assist
3 Cambiasso
2 Cassano e Palacio
1 Ranocchia, Nagatomo e Gargano
In fase 2 le cose sono andate ben diversamente.
Coutinho, complice una frattura alla tibia, è sparito dai radar, Alvarez, Mudingayi e Obi, così come in f1, non vi sono nemmeno entrati. L’unico sopravvissuto è stato Guarin, non a caso l’uomo più in condizione nell’ ultimo bimestre.
A partire proprio dal colombiano, bloccato 2 volte dal giudice sportivo, sono rimasti ai box Ranocchia (2 turni di cui uno ancora da scontare), Gargano (1 turno), Cassano (2 turni) e Samuel (1 turno), più gli stop da infortunio (Ranocchia e Samuel contro l’Atalanta, Nagatomo e Milito nell’ultima giornata disputata, le ricadute di Alvarez e Chivu).
Messo in conto le assenze e una fisiologica pausa, il resto viene da sé.
Circolazione di palla più lenta e macchinosa (zona di densità maggiore quella intorno a Gargano), distanze fra i reparti eccessive e conseguente dispendio di energie.
In numeri, senza la trasferta friulana:
Tiri
17
Guarin
11 Milito
8 Coutinho
7 Palacio
5 Cambiasso
2 Nagatomo
Reti
2 Guarin e Palacio
1 Milito e Cambiasso
11 Milito
8 Coutinho
7 Palacio
5 Cambiasso
2 Nagatomo
Reti
2 Guarin e Palacio
1 Milito e Cambiasso
+
2 autoreti
Assist
3 Cassano
1 Gargano e Guarin
Persi i punti di riferimento (difesa a tre, compattezza e spinta di Nagatomo, che prima del guaio muscolare stava tirando il fiato) la squadra si è pian piano sfilacciata ma, tolto il cappotto di Udine, senza mai perdere la bussola. Ha lottato perché è stata costruita per lottare. Avesse avuto il tanto desiderato centrocampista, un nuovo Maicon ed un esterno d’attacco capace di saltare l’uomo sarebbe stato probabilmente più semplice far sembrare meno critica questa precisa parte della stagione. Avesse avuto almeno uno fra Obi, Mudingayi, Sneijder o l’adattamento di Jonathan e Pereira non si fosse rivelato difficoltoso pure.
No?
Apro una piccola postilla.
Senza addentrarsi nel valore dei singoli progetti, le squadre che sgomitano per le piazze d’onore in serie A si sono affidate ad un gruppo di 13-14 elementi (base di valutazione i 570’ minimi, un terzo di campionato).
La differenza fra l’Inter e le altre squadra sta sostanzialmente nell’età (la fetta compresa fra i nati dal 1985 al 1989-90) e nell’integrità dei giocatori di rotazione.
La Juventus ha pagato gli sforzi della Champions League ma non ha patito grosse perdite per infortunio, potendo contare da centrocampo in su di gente nel pieno della maturità calcistica (Marchisio ’86, Asamoah ’88, Giovinco ’87, Vidal ’87, Lichsteiner ’84) più un paio di rincalzi fondamentali, quali Pogba, Matri e Quagliarella, 11 gol in tre.
Lo stesso dicasi del Napoli che non ha molti ricambi all’altezza, ha perso per squalifica il suo leader difensivo ma dispone del migliore attaccante mondiale dopo Falcao.
Roma e Fiorentina sono neo-progetti fondati sulla qualità di palleggio e la gioventù, con la seconda più quadrata e con le chiavi del centrocampo in mani esperte (Borja Valero-Pizarro vs. Florenzi-Bradley-Tachtsidis).
Il Milan è quella che ha perso di più sul piano qualitativo. L’esplosione di El Shaarawi, la crescita di De Sciglio e il buon rendimento di Montolivo hanno retto la baracca ma senza i gol di Nocerino e Boateng, senza scomodare sua maestà Ibra, il divario resta ancora troppo ampio. E dietro pesa come un macigno la partenza di Thiago Silva.
Lo dice la classifica che vede i rossoneri 7° ad un punto dal Parma e con un ruolino esterno (dove, in una serie A equilibrata, conta molto la personalità dei singoli) pari a quello della Sampdoria (per esattezza i doriani hanno un punto in meno).
Ultima ma non ultima la Lazio, gruppo più simile al nostro, corto ed avanti con l’età, ma formato da uomini chiave quali Hernanes e Candreva, più due esterni freschi e la corsa di Gonzalez, tutti nati fra il 1984 e il 1987.
Forbice in cui noi abbiamo i soli Gargano e Nagatomo.
Ci sarebbero anche gli incompiuti Obi, Alvarez, Coutinho, Pereira e Jonathan ma con i se non si può scrivere la storia. Forse nemmeno con i Rocchi e gli Schelotto ma ci conviene sperarlo per il bene dell’Inter.
Assist
3 Cassano
1 Gargano e Guarin
Persi i punti di riferimento (difesa a tre, compattezza e spinta di Nagatomo, che prima del guaio muscolare stava tirando il fiato) la squadra si è pian piano sfilacciata ma, tolto il cappotto di Udine, senza mai perdere la bussola. Ha lottato perché è stata costruita per lottare. Avesse avuto il tanto desiderato centrocampista, un nuovo Maicon ed un esterno d’attacco capace di saltare l’uomo sarebbe stato probabilmente più semplice far sembrare meno critica questa precisa parte della stagione. Avesse avuto almeno uno fra Obi, Mudingayi, Sneijder o l’adattamento di Jonathan e Pereira non si fosse rivelato difficoltoso pure.
No?
Apro una piccola postilla.
Senza addentrarsi nel valore dei singoli progetti, le squadre che sgomitano per le piazze d’onore in serie A si sono affidate ad un gruppo di 13-14 elementi (base di valutazione i 570’ minimi, un terzo di campionato).
La differenza fra l’Inter e le altre squadra sta sostanzialmente nell’età (la fetta compresa fra i nati dal 1985 al 1989-90) e nell’integrità dei giocatori di rotazione.
La Juventus ha pagato gli sforzi della Champions League ma non ha patito grosse perdite per infortunio, potendo contare da centrocampo in su di gente nel pieno della maturità calcistica (Marchisio ’86, Asamoah ’88, Giovinco ’87, Vidal ’87, Lichsteiner ’84) più un paio di rincalzi fondamentali, quali Pogba, Matri e Quagliarella, 11 gol in tre.
Lo stesso dicasi del Napoli che non ha molti ricambi all’altezza, ha perso per squalifica il suo leader difensivo ma dispone del migliore attaccante mondiale dopo Falcao.
Roma e Fiorentina sono neo-progetti fondati sulla qualità di palleggio e la gioventù, con la seconda più quadrata e con le chiavi del centrocampo in mani esperte (Borja Valero-Pizarro vs. Florenzi-Bradley-Tachtsidis).
Il Milan è quella che ha perso di più sul piano qualitativo. L’esplosione di El Shaarawi, la crescita di De Sciglio e il buon rendimento di Montolivo hanno retto la baracca ma senza i gol di Nocerino e Boateng, senza scomodare sua maestà Ibra, il divario resta ancora troppo ampio. E dietro pesa come un macigno la partenza di Thiago Silva.
Lo dice la classifica che vede i rossoneri 7° ad un punto dal Parma e con un ruolino esterno (dove, in una serie A equilibrata, conta molto la personalità dei singoli) pari a quello della Sampdoria (per esattezza i doriani hanno un punto in meno).
Ultima ma non ultima la Lazio, gruppo più simile al nostro, corto ed avanti con l’età, ma formato da uomini chiave quali Hernanes e Candreva, più due esterni freschi e la corsa di Gonzalez, tutti nati fra il 1984 e il 1987.
Forbice in cui noi abbiamo i soli Gargano e Nagatomo.
Ci sarebbero anche gli incompiuti Obi, Alvarez, Coutinho, Pereira e Jonathan ma con i se non si può scrivere la storia. Forse nemmeno con i Rocchi e gli Schelotto ma ci conviene sperarlo per il bene dell’Inter.
AL82
Nella foto (Inter.it) Gargano, il nostro "regista" (a scanso di equivoci è una battuta per tirare su il morale)

211 commenti:
«Meno recenti ‹Vecchi 201 – 211 di 211 Nuovi› Più recenti»@Al, apprezzo molto il tuo ultimo commento, noto anche io che pure qua dentro stiamo perdendo l'equilibrio, qualsiasi notizia è motivo di malumore e sarcasmo....dobbiamo riportare i piedi per terra!
Una volta si diceva che in Italia ci sono 50 milioni di allenatori.
All'inter invece siamo anche tutti presidenti, tutti direttori, tutti esperti di mercato e di finanza.
Con queste competenze riunite, è logico che con queste competenze associate non si esprimano opinioni, ma drastici giudizi, prescindendo dal riconoscimento delle difficoltà reali, che ciascuno di noi saprebbe ben superare.
Avvocheto: si credo che Traorè sia entrato nel finale. ma in generale ha giocato troppo poco perché io possa esprimere un'opinione con un minimo di fondamento.
A proposito dello Ielasi, oltre al gol contestato con il barça, devo dire che ho parlato con un procuratore straniero che ha assistito al torneo e mi ha detto che Inter juve è stata una partita senza storia, un assedio alla porta dei ladri.
teniamo presente che contro juve e Barça ci mancava, per motivi che ancora non conosco il bomber da cui siamo abbastanza dipendenti, l'altro Traorè.
In pratica non avremo lo squadrone dello scorso anno (ricordo: con, tra gli altri, Mel Jus e Mastour) ma abbiamo comunque una squadra forte, competitiva, con ottimi prospetti di cui possiamo essere orgogliosi.
@luciano: in bocca al lupo per oggi pomeriggio.
Mi raccomando, poi linkaci l'intervista.
Effettivamente fino al mese scorso c'era gente che scrollava le spalle per Jack Bonaventura, che sta facendo bene in Serie A ed ora si straccia le vesti per Saponara, che sta facendo bene in Serie B. Non capisco.
In linea generale sarei d'accordo con chi dice che sia meglio un giovane futuribile che un calciatore prossimo al ritiro. Avendo la possibilità di metterci i soldi ovviamente. Per esempio Castaignos, il quale non ha fatto tanto con noi, è stato comunque pagato 3 milioni e rivenduto a 8... euro piu euro meno. Persino Arnautovic ci ha fatto arrivare qualcosa in tasca.
Ciò non toglie che chi ha criticato a priori l'acquisto di un calciatore con la carriera e la qualità di Diego Forlan, farebbe meglio a dedicarsi al curling.
Intanto contatti informativi con la dirigenza dell'AIK che ha tirato su uno stadio davvero all'avanguardia.
Eh, Carlo, ringrazio te, Narya, sempre gentilissima e tutti voi. Non vado per meriti miei, ma a rappresentare il boog, con i contributi fondamentali di Al, il lavoro di Gimon e tutti i vostri interventi.
Non ti nascondo che sono un po' preoccupato, perché la mia natura è piuttosto riservata e poi non ho molto di nuovo da dire: tutto quello che penso sull'Inter l'ho detto qui. Comunque staremo a vedere.
Ah, dimenticavo: sto ultimando il post sui giovanissimi nazionali: spero che Kenneth sia contento
grande Luciano, siamo tutti con te...e mi raccomando, ricordati di citarci uno per uno...scherzo :)
Ho spedito il post sui giovanissimi
@luciano
Eh no ci vai proprio perchè sei...TU. Per la tua passione per il modo in cui la comunichi e per il luogo unico che tu insieme a Gimon e Al portate avanti sul web.
E se i meriti non te li prendi da solo te li diamo noi.
Sursum corda.Nei media (soprattutto il medium televisivo) ci ho lavorato per quasi 5 lustri.Sembra moloch ma non lo è. :-)
Al sai dirci qualcosa di Bellomo del Bari?
Jack Bonaventura è un altro che in questa stagione è migliorato tanto, a me piace.
Online il post sui giovanissimi nazionali.
AL82
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